Strutturato sulla tradizione della grande fotografia di documentazione sociale americana, l'intenso lavoro fotografico di Waris Grifi indaga con coerenza e meticoloso impegno  le piccole e grandi mutazioni dei luoghi e del paesaggio in cui è cresciuto,scruta tra i caseggiati e dentro le case delle borgate operaie di Cotone e Poggetto, a Piombino, restituendoci l'anima di una comunità  operaia che mantiene ancora forti legami con le proprie origini rurali. E lo fa senza fretta e con profondo rispetto nei confronti dei soggetti che indaga,  con la delicatezza  che solo chi ama conosce. Sembra  aggirarsi  in punta di piedi, per non disturbare lo scorrere operoso e tranquillo di questa umanità solida e solidale, ma lo sguardo è sicuro, la visione coerente e unitaria. Non balbetta e non cerca facili vie di fuga nella estemporaneità e "modernità" della sintassi fotografica. La visione è frontale, diretta, classicamente intramontabile.Violentati ogni giorno da immagini chiassose, superficiali e alla moda, che trafiggono lo sguardo senza nulla concedere alla riflessione e al silenzio, veniamo attratti dal  lavoro di Waris Grifi proprio per questa  silente e costante capacità di captare gli indizi e di restituirci, attraverso segni e sfumature, una dimensione quasi arcaica dei luoghi.
 Si avverte nelle immagini di Grifi una solidità che sfida lo scorrere del tempo  e impone allo sguardo di tornare e tornare a guardare, come se qualcosa dovesse succedere, come se luoghi e persone potessero da un momento all'altro rivelarsi. La grande forza di questo lavoro sta nella solidità dello sguardo, uno sguardo "antico", con cui l'autore congela la sua esperienza e la rende atemporale e universale. Forgiato sulla tradizione di grandi documentaristi quali Eugene Atget e Walker Evans ,a cui il lavoro rende esplicitamente omaggio, Grifi scruta i contorni di queste borgate operaie, si sofferma su piccoli particolari o su visioni d'insieme apparentemente dimesse, ci racconta di  un'umanità laboriosa e dignitosa. Gli esseri umani sono presenti anche quando sono assenti. Tutto parla di loro, della loro condizione, delle loro aspirazioni. Una soffusa malinconia attraversa queste immagini di strade e case vuote ma l'autore, con straordinario controllo ed equilibrio, non la trasforma mai in angoscia. Nel racconto di questa città operaia - in cui la grande fabbrica pur rimanendo sullo sfondo è sempre presente -  la malinconia acquista invece una dimensione matafisica diventando addirittura cifra linguistica.

 Daniela Tartaglia