OGGETTI RISPLENDENTI....SI MOSTRANO ALL' OCCHIO NOSTRO CIRCONDATI DI NUOVI RAGGI.(Galileo Galilei, Dialogo sopra i massimi sistemi).Testo di presentazione della mostra, Museo della Scienza, Firenze, 2008

Le origini della fotografia sono strettamente connesse alla "meccanizzazione del pensiero", un' aspirazione che, a partire dal  Seicento, ha percorso tutta la cultura scientifica del mondo occidentale.
Senza le invenzioni di Pascal,Leibnitz  e Galileo non sarebbe stata possibile la realizzazione di uno strumento capace di registrare le immagini del mondo e, dunque, la "scrittura con la luce" si pone come filiazione diretta di un pensiero tecnologico che aspira alla meccanizzazione e al potenziamento della visione.
La fotografia peraltro è strettamente connessa anche al tema del tempo, dell'archivio e della memoria, paradigma concettuale che la accomuna al museo come contenitore di cultura e memoria, luogo istituzionale della vocazione catalogatrice del pensiero occidentale moderno.
Ciononostante le immagini presenti in mostra sembrano non tener conto in alcun modo di queste strette relazioni per affermare invece l'antica idea platonica dell'immagine come sembiante, dotata di un'esistenza che è tutt'altra cosa dall'essere rappresentato .
La vocazione catalogatoria della  fotografia - strumento documentale per eccellenza  del pensiero positivistico-  viene negata a favore di una ricerca che pone l'immagine sulla via di un'esistenza soggettiva, collegata alla coscienza individuale.
La suggestione fotografica che ne deriva, di matrice surrealista, è ancora più forte se consideriamo che trae ispirazione da un luogo  tradizionalmente adibito alla conservazione e catalogazione di manufatti scientifici.
Evidentemente i fotografi invitati a indagare lo spazio museale hanno preso le distanze dalle astrazioni del razionalismo o forse hanno avvertito il daimon del luogo, la sensibilità e l'immaginazione creativa che l'hanno abitato, subendone il fascino potente.
Le opere prodotte dialogano con gli oggetti della scienza senza mai cadere nella mera documentazione. Non abitano uno spazio vuoto che si può misurare, catalogare ed occupare ma, in linea con una concezione animistica e pagana dei luoghi, indagano, scrutano nelle pieghe dei manufatti e delle teche, amplificano la suggestione lirica e metafisica, frantumano la precisione dei contorni e della materia.

 Daniela Tartaglia