Appartenenze

 

Ancora un’ autrice dalla forte personalità che mette in luce un soggettivismo dichiarato e richiami all’arte concettuale: Daniela Tartaglia, ricercatrice e docente di fotografia, da tempo realizza delle ricerche fotografiche dove il suo bianconero si trasfigura raggiungendo una strana atmosfera sospesa di sapore espressionista. 

Ha ragione Jean-Claude Lemagny quando dice nel testo introduttivo che queste immagini sono come nidi perché costituite di tanti elementi eterogenei intrecciati fra di loro in modo inestricabile ma un’altra chiave di lettura viene fornita da Lella Ravasi Bellocchio che intitola il suo saggio “Materia emozionata”. 

Guidati da queste due importanti intuizioni possiamo così addentrarci fra le immagini con cui Daniela Tartaglia ha costruito un percorso volutamente non lineare, spesso aguzzo e puntuto, pieno di trabocchetti affascinanti ( i tanti giochi di trasparenze che eludono i facili romanticismi) e di allusioni misteriose come le ombre che si muovono leggere ma anche di piani che si inseguono, si sovrappongono creando delle quinte o spezzandosi improvvisamente con un rumore secco.

Non c’è nulla da raccontare e quindi c’è molto da immaginare osservando questi bianconeri che sembrano inseguire le forme dei racconti di fate, gli incubi nascosti nel nostro giardino, il fascino delle stanze abbandonate dalle cui finestre rotte entrano i rami dei rampicanti, la luce filtrata dalle radici aeree e, forse, niente altro. 

 

Roberto Mutti,

 

Fotopratica Immagini  n.319 marzo- giugno 1999