Materia in cui sgusci, ti intrufoli sempre più a fondo, dentro, da dentro senti crescere il mondo, lo vedi dalle feritoie, fino a diventare tu stessa questa ferita della terra che è il marmo: nascita, morte.Le immagini di Daniela Tartaglia racchiudono il senso ultimo della nostra esistenza: narrano della terra madre di vita e di morte, e sono fatte di una materia visionaria che non ha paura di raccontare la storia del mondo e la nostra personale avventura.
Sono le sue visioni che irrompono a dirci di noi, nella materia, la vita e la morte: sono corpi e tombe, sculture di marmo e di vento, il divenire passa per gli eventi.E’ pietra, è dura, è quella che non si lascia toccare, feroce, eppure diventa permeabile ad accoglierti, si lascia andare e si richiude a protezione. Ma di che? Di una gravidanza o di un lutto? Di un corpo vivo o di uno morto?Le immagini parlano con la voce della materia, da dentro le viscere della terra ti raccontano di te, dell’utero che ti ha protetto, del tempo della crescita, dell’espulsione infine, dell’espansione morbida in corpo danzante. Ma di colpo tutto volge nel silenzio di impronte mute. La polvere di marmo racconta in un’immagine un seno di latte: è un momento felice, ma un soffio di vento basta a spostarsi poco più in là ed è il deserto di polvere in cui giacciono abbandonate due schegge di marmo come lapidi in rovina.Mi viene in mente un verso del poeta Quevedo: “Polvo seré mas polvo enamorado”.E’ polvere innamorata la base materica e psichica di Daniela: le sue visioni interiori la portano a trovare nella materia un eros che dà voce e volto alla vita e alla morte. Cattura l’una e l’altra, le imprigiona per un attimo, per sé e per noi e poi le lascia andare. L’attimo si imprime anche nella nostra psiche, carico dell’emozione che freme in lei -“cuore violento nella fragile armatura” scrive Bertolucci- e viviamo con lei l’aritmia di un tempo infinitamente felice e infelice, che la terra custodisce, marmo aspro, fatica di secoli.
Il mare è poco distante; potrebbe essere dall’altra parte del mondo. Qui sono onde di pietra a luccicare, a giocare, a frangersi, a nascondersi. Anche il marmo è movimento: marmo di luce, polvere d’acqua, pietra di vento. E allora scopriamo che nelle immagini-visioni di Daniela Tartaglia c’è quanto di più concreto e astratto possiamo incontrare del mondo e della nostra vita: il racconto della dialettica dell’esistenza, messa alla prova, narrata poeticamente nella forma di qualcosa che sta nel tempo e nella storia come materia, marmo e polvere sì, ma “polvere innamorata”.

Lella Ravasi Bellocchio

Testo di presentazione al volume Assoluto Naturale, Arti Grafiche Friulane, 2005