È, quella di Daniela Tartaglia, una fotografia della contemplazione. Non appartiene a nessuno dei generi che ci siamo abituati a considerare “classici” in fotografia: non è reportage, non è, come potrebbe forse sembrare, fotografia di paesaggio né intende “raccontare” nulla. La natura, infatti, i rami, le foglie, gli intrecci del bosco o della serra, sono per Daniela Tartaglia, soprattutto elementi per misurare il suo rapporto con la realtà attraverso l’osservazione di forme, materie, segni molteplici costruiti dalla natura o lasciati dal tempo. In queste fotografie non vi è ricerca dell’istante, non vi sono rivelazioni improvvise: vi è, semmai, lento rispecchiamento, talvolta stupito, in parti del mondo incontrate.
I luoghi prediletti, cercati per essere incontrati, sono quelli dove la natura vegetale, libera o coltivata, è al lavoro – come le forme del pensiero, del ricordo dell’immaginazione, possiamo dire, sono al lavoro, sempre, dentro di noi: come in un bosco, come in una serra. Daniela Tartaglia costruisce spesso confronti fra forme astratte e forme invece realisticamente riconoscibili, come se le prime emergessero dalle seconde, oppure al contrario ne costituissero il fondamento, oppure ancora come se in questi confronti si realizzasse la convivenza di due mondi diversi, uno più reale, legato alla vita quotidiana, e uno meno reale, attinente alla vita interiore.
Luce e ombra giocano in questi confronti fotografici fra interno ed esterno della persona un ruolo fondamentale, funzionando come elementi evocativi che aiutano lo sguardo a procedere. Ma è proprio la lentezza del fissare, del contemplare che consente allo sguardo di compiere il suo lavoro di tramite fra i due mondi. E forse proprio la lentezza, la durata, sono gli elementi di forza della fotografia nella dura veloce civiltà contemporanea che molto spesso agita le forme, le confonde, impedisce al pensiero di aderire alla realtà. Proprio per la disciplina che impone allo sguardo la fotografia può divenire, in questo senso, sostegno dell’esperienza, elemento di equilibrio anche esistenziale.

Roberta Valtorta 4 maggio 1994, Testo di presentazione al catalogo Trucchi di radianza, 1994